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BRIUCCIA

Una storia di famiglia

Briuccia non è solo un cognome di famiglia, ma è un’esplorazione nella storia industriale della Sicilia a cavallo tra ‘800 e ‘900

Palermo 1820
Tutto ebbe inizio nel luogo più “tumultuoso” d’Europa, Via Calderai, dove, nel mezzo del vocio, gli artigiani bandivano clamorosamente la loro merce fatta da bracieri, tegami ed altri oggetti in rame, alluminio e bronzo.
via Calderai n. 29
Al numero 29, si trovava la bottega di Antonino Briuccia, un incisore di rame di origini genovesi e gran maestro della “vendita” degli Emuli di Bruto, importante nucleo della Carboneria in Sicilia, il cui nome si ispirava al console Lucio Bruto, fondatore della Repubblica nell’antica Roma.
Un carbonaro in famiglia
La Carboneria non era una semplice organizzazione politica, bensì una società segreta rivoluzionaria italiana ispirata a ideali liberali, repubblicani e democratici. Essa lottava contro l’assolutismo borbonico ed era composta dalla borghesia cittadina, che si sentiva soffocata dal ritorno delle barriere doganali e dai piccoli mercati.
Palermo 1848
“Viva Pio IX, Viva la Sicilia, Viva l’Italia!”, così gridava il popolo insorto contro Ferdinando IV di Borbone. Armati di tutto punto contro l’esercito regio vi erano anche Paolo Briuccia e illustri rappresentanti della classe borghese e nobiliare cittadina.
Pruvuli, baddi e scatulini
Il fervore dei moti risorgimentali degli anni ‘20 e l’adesione da parte delle maestranze all’ideologia carbonara fece sì che i Briuccia contribuissero alla causa contro la minaccia assolutista fornendo armi, piombo, polvere da sparo e viveri.
Ditta S. & Paolo Briuccia
All’epoca, Paolo insieme al padre, aveva fondato una società dedita al commercio di metalli, che si configurò tra le prime realtà commerciali su larga scala dell’Isola.
Palermo 1870
Alla fine dell’Ottocento, Paolo era ritenuto tra i personaggi più influenti della vita economica e politica della città, tant’è che divenne il secondo contribuente di Palermo dopo Ignazio Florio. Era il periodo in cui la città viveva l’entusiasmo della Seconda Rivoluzione Industriale capeggiata dallo spirito imprenditoriale di rampanti famiglie borghesi, che avevano fatto fortuna nel commercio.
Il paradigma dell'uomo moderno
Imprenditore, politico e devoto credente, Paolo venne eletto nel primo consiglio comunale cittadino, nel consiglio della Camera di commercio e nell’amministrazione della Cassa Centrale di Risparmio di Palermo. In quegli anni, incrementò la propria fortuna acquistando Palazzo Cattolica, Palazzo Aragona, trasformandolo nel lussuoso Hotel Patria, e fondi agricoli come l’attuale Villa Barbera. Paolo è il paradigma dell’uomo moderno, espressione di una borghesia che con furbizia e spregiudicatezza seppe ascendere economicamente e socialmente dopo un secolare isolamento. Senza figli, l’enorme patrimonio andò disperso fra i numerosi eredi che non ebbero l’arguzia di preservarlo e accrescerlo.
Palermo 2021​
Nasce il progetto di Briuccia Sicilianstyle dalla mente creativa di Alexandre, sulle orme della tradizione imprenditoriale di famiglia.
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